Controllo di tanto in tanto la mia posizione in classifica.
Blogbabel mi sorprende sempre: fin dal principio mi sono ritrovata con grande stupore ad un livello più che buono per un blog appena attivato, anche se ci ho messo un pò per capire come funziona il suo saliscendi, senza tuttavia averne ancora la piena comprensione.
Anche non volendogli attribuire il peso delle sorti di quel che scrivo, Blogbabel dà un'idea piuttosto destabilizzante con il suo portare avanti o indietro i blog senza capire bene quali siano i criteri delle penalizzazioni o delle acquisizioni.
Ho indagato: mi si dice dipenda dalla frequentazione da parte di altri, il che ci sta. In altre parole, quanto più sei letto e commentato, soprattutto da quelli che si dicono 'lettori fissi', tanto più in alto sfrecci.
Dunque una domanda si fa pressante: com'è che da quando ho un nuovo lettore fisso perdo punti a centinaia, a migliaia al giorno, tanto da schizzare dalla decimillesima ad oltre la quindicimillesima posizione?
So di non essere la sola che si pone siffatti quesiti, e certamente non l'unica a non saper rispondere, allora perchè non rendere palese il meccanismo?
Almeno ci si potrà regolare, cercando di mantenere, anche con le unghie e con i denti, una posizione quantomeno costante se non migliore, cecando argomenti consoni e condivisi e dedicando tempo e spazio al target identificato.Con la soddisfazione di avere un bersaglio da centrare.
sabato 10 aprile 2010
sabato 3 aprile 2010
La prima occasione
Chissà quanti hanno provato l'ansia che ora mi divora, mentre mi attivo cercando di mettere a punto ogni prevedibile dettaglio della presentazione del mio libro. Un'occasione che dovrebbe essere frutto di un'operazione tutto sommato semplice, minima, eppure da quella, che è la prima, dipenderà tutto il resto. L'interesse che riuscirà a suscitare, le risa e gli applausi, le vendite delle copie previste, il gradimento dello spettacolo saranno gli unici e soli presupposti del suo successo in questa zona.
Non avrei mai immaginato, quando sognavo il mio nome scritto sopra il titolo del libro, quali eventi concatenati avrebbe causato, nè credevo necessario, o utile, dover mostrare la mia faccia accanto alla sua copertina colorata, che nella mia ingenuità ritenevo in grado di condurre una vita - e fama- proprie.
A quanto pare non è esattamente così, e dove il prato verde del mio Sottobosco apparirà, dovrò esserci anch'io a tenere per mano Sofia, Lucilla Scipione e gli altri.
Nella fortunata ipotesi che la prima occasione prepari la strada ad una seconda, ad una terza, e così via.
In attesa di sapere come va, Buona Pasqua a tutti.
Non avrei mai immaginato, quando sognavo il mio nome scritto sopra il titolo del libro, quali eventi concatenati avrebbe causato, nè credevo necessario, o utile, dover mostrare la mia faccia accanto alla sua copertina colorata, che nella mia ingenuità ritenevo in grado di condurre una vita - e fama- proprie.
A quanto pare non è esattamente così, e dove il prato verde del mio Sottobosco apparirà, dovrò esserci anch'io a tenere per mano Sofia, Lucilla Scipione e gli altri.
Nella fortunata ipotesi che la prima occasione prepari la strada ad una seconda, ad una terza, e così via.
In attesa di sapere come va, Buona Pasqua a tutti.
venerdì 19 marzo 2010
Perchè ancora favole
Se leggere è un po' volare, trascinati dalla parola scritta in mondi verosimili ma spesso dissimili dal nostro, percependone perfino i fruscii; se è riempire tutti i vuoti appositamente lasciati per permetterci di fare un po' anche nostro quello spazio, quel tempo; se leggere è reinventarsi, a partire dal DOVE, se è empatizzare con quelle che non percepiamo come entità di sola carta; se leggere è un'esperienza totalizzante che genera un appagamento ricco e mai autoreferenziale, perchè privare i più piccoli di una tale occasione?
Le favole sono le loro ali per volare, leggeri veicoli per arricchire di delicato mistero le loro giornate; per desiderare un universo parallelo da cui imparare, mutuare, trasportare eventi, persone, curiosità, da inserire anche nelle loro realtà, lasciando sospesa la possibilità di un nuovo viaggio, con una favola nuova; sono della stessa materia dei loro prossimi sogni, eterea eppure piena di energia vitale.
Non posso pensare a un'epoca senza favole.
Figlie dell'allegria, della scoperta, della tristezza o della transizione, sono sempre un aspetto dei tempi: fanno il punto della situazione, ricreando per i più piccoli modelli da seguire, eroi in cui riconoscersi, situazioni da evitare, mentre si dilettano a far parlare animali e oggetti.
Sono il modo attraverso cui guidiamo i loro passi, fornendo esempi da seguire, la cui comprensione, così mediata, raggiunge la meta senza ostacoli.
Ecco perchè ancora favole.
Le favole sono le loro ali per volare, leggeri veicoli per arricchire di delicato mistero le loro giornate; per desiderare un universo parallelo da cui imparare, mutuare, trasportare eventi, persone, curiosità, da inserire anche nelle loro realtà, lasciando sospesa la possibilità di un nuovo viaggio, con una favola nuova; sono della stessa materia dei loro prossimi sogni, eterea eppure piena di energia vitale.
Non posso pensare a un'epoca senza favole.
Figlie dell'allegria, della scoperta, della tristezza o della transizione, sono sempre un aspetto dei tempi: fanno il punto della situazione, ricreando per i più piccoli modelli da seguire, eroi in cui riconoscersi, situazioni da evitare, mentre si dilettano a far parlare animali e oggetti.
Sono il modo attraverso cui guidiamo i loro passi, fornendo esempi da seguire, la cui comprensione, così mediata, raggiunge la meta senza ostacoli.
Ecco perchè ancora favole.
lunedì 15 marzo 2010
Agata si presenta
Sabato 13 marzo, davanti ad una platea interessata di circa cinquanta persone, Nicoletta Parigini ha presentato il suo bel romanzo.C'ero anche io, emozionata quasi quanto lei, tuttavia immune da quel sentimento di leggero imbarazzo che prende un artista quando gioca in casa: non sono permesse defezioni, errori, e neppure sviste, perché il paese parlerà, il più delle volte sottolineando le sbavature più delle piacevolezze.
Introdotta dal giornalista Flavio Ineschi, la nostra eroina ha spiegato premesse e ragioni di ambientazione e personaggi.
La Sabbiafine di Agata offre uno spaccato della provincia italiana in cui è facile riconoscersi, così come i personaggi, finemente delineati, a volte come camei- è il caso di Lidia e di Agata – danno più di uno spunto per riflettere.
Le dinamiche del gruppo dei teenager non sono diverse da quelle a cui assistiamo quotidianamente, e non mancano le caratterizzazioni delle tipicità, che piuttosto che generalizzare aiutano invece a focalizzare l’attenzione sulle qualità positive, e suggeriscono al lettore di prendere le distanze dagli atteggiamenti negativi che pure sono chiaramente palesati nei vari episodi.
Nicoletta ha esposto tutto questo con molta chiarezza e semplicità, raccontando anche della sua passione di lettrice che la vede da tempo collaboratrice attiva del sito Il Rifugio degli Esordienti.
E’ lì che l’ho conosciuta ed apprezzata anche io, che ho la fortuna di fare dello ‘scouting’ molto, molto in sordina, fra gli autori esordienti che si cimentano con la letteratura per ragazzi.
Credo nelle espressioni artistiche in genere, e più in particolare che ci sia sempre bisogno di nuove voci che si esprimano in letteratura, purché, è ovvio, ne abbiano i requisiti.
Quello dell’editoria è un mondo difficile, spesso poco chiaro, più spesso ancora governato da criteri che risultano nella migliore delle ipotesi non condivisibili, specialmente dagli idealisti come me.
Le leggi di mercato fanno sempre la parte del leone, e così le grandi case editrici sapranno sempre dirigere il trend, la tendenza che permetterà di far acquistare le decine, centinaia di volumi messi in bella mostra nei corner delle librerie.
E’ un peccato, ma tanta consapevole amarezza non basta a cambiare le cose.
L’impegno che io personalmente destino a questo progetto, che è la promozione di autori più o meno giovani nella collana che curo, è fatto di molte cose, la prima delle quali è una fiducia ‘rosa’, non già o non soltanto nelle capacità di ciascuno di loro, quanto in quelle di discernimento del pubblico che, una volta tanto, non verrà spinto alla lettura da roboanti e discutibili pubblicità quanto dalla curiosità ben riposta di potere e sapere finalmente giudicare di prima mano.
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mercoledì 3 marzo 2010
lunedì 1 marzo 2010
Le riserve sull'artista, ovvero Nemo profeta in patria
L'idea, già citata nel post di Giulia Baroni sul blog L'esercito di Gaia, che tutto riesca più facilmente fuori dai confini italiani mi ha portata a riflettere.
Vivo in una piccola cittadina del nordest uguale a molte altre, anonima quanto basta per non trovare una valida ragione per venirci, tranne forse il modo per incontrare amici fatti altrove ma residenti qui.
Ma aldilà della cittadina in sè, le sue strade prive di marciapiedi che permetterebbero passeggiate autonome e piacevoli anche ai bambini, la limitatezza (nel numero) di eventi culturali di ampio respiro, e la costruzione forsennata di centri commerciali che uccidono il mercato dei negozi a conduzione familiare, una natura ancora ospitale e godibile, priva delle sovrastrutture che la renderebbero luogo chiuso piuttosto che spazio aperto, ha fatto da sfondo all'animo di molti artisti nel passato, e sollecita predisposizioni creative anche attuali.
Vallate antiche, memori di epoche prevalentemente contadine, boschi rigogliosi e vivi, ricchi di vegetazione e del passaggio di piccoli e grandi animali, e il reticolo dei campi che cambiano colore ad ogni stagione, hanno fornito la materia prima a piene mani, e molti se ne sono serviti.
Io sono una di quelli, e sebbene trovi giusta e doverosa la valutazione delle reali abilità di un artista, trovo altresì sconsiderata l'indifferenza nei confronti delle porduzioni artistiche locali, specialmente da parte di chi, per il ruolo istituzionale che ricopre, potrebbe fare la differenza nel gioco della fama.
Sostenere, promuovere e produrre chi si conosce 'dal vivo' in un contesto piccolo e territoriale, oltre che sollevare la sorte di benemeriti sconosciuti, impacciati e del tutto impreparati all'autopromozione, ne motiverebbe le speranze, ne sosterrebbe gli ideali.
E se 'Nemo profeta in patria' è un luogo comune che fa parte del bagaglio di riserve espresse dall'artista esordiente, non si dovrebbe mai dimenticare che il temperamento artistico, la predisposizione creativa, l'attitudine alla produzione autonoma, sono valori aggiunti di ogni civiltà, e il non riconoscerlo aspetti di un atteggiamento trascurante, a volte perfino ottuso.
Vivo in una piccola cittadina del nordest uguale a molte altre, anonima quanto basta per non trovare una valida ragione per venirci, tranne forse il modo per incontrare amici fatti altrove ma residenti qui.
Ma aldilà della cittadina in sè, le sue strade prive di marciapiedi che permetterebbero passeggiate autonome e piacevoli anche ai bambini, la limitatezza (nel numero) di eventi culturali di ampio respiro, e la costruzione forsennata di centri commerciali che uccidono il mercato dei negozi a conduzione familiare, una natura ancora ospitale e godibile, priva delle sovrastrutture che la renderebbero luogo chiuso piuttosto che spazio aperto, ha fatto da sfondo all'animo di molti artisti nel passato, e sollecita predisposizioni creative anche attuali.
Vallate antiche, memori di epoche prevalentemente contadine, boschi rigogliosi e vivi, ricchi di vegetazione e del passaggio di piccoli e grandi animali, e il reticolo dei campi che cambiano colore ad ogni stagione, hanno fornito la materia prima a piene mani, e molti se ne sono serviti.
Io sono una di quelli, e sebbene trovi giusta e doverosa la valutazione delle reali abilità di un artista, trovo altresì sconsiderata l'indifferenza nei confronti delle porduzioni artistiche locali, specialmente da parte di chi, per il ruolo istituzionale che ricopre, potrebbe fare la differenza nel gioco della fama.
Sostenere, promuovere e produrre chi si conosce 'dal vivo' in un contesto piccolo e territoriale, oltre che sollevare la sorte di benemeriti sconosciuti, impacciati e del tutto impreparati all'autopromozione, ne motiverebbe le speranze, ne sosterrebbe gli ideali.
E se 'Nemo profeta in patria' è un luogo comune che fa parte del bagaglio di riserve espresse dall'artista esordiente, non si dovrebbe mai dimenticare che il temperamento artistico, la predisposizione creativa, l'attitudine alla produzione autonoma, sono valori aggiunti di ogni civiltà, e il non riconoscerlo aspetti di un atteggiamento trascurante, a volte perfino ottuso.
giovedì 25 febbraio 2010
interviste e strafalcioni, ovvero gli effetti di un animo romantico
"Richiesta con cortese e sollecita attenzione, soltanto ieri rilasciavo meravigliata la mia prima intervista di 'tono'a una radio nazionale, da utilizzare all'interno di un programma di tutto rispetto.
Il contenuto mi era piuttosto chiaro, dato che scrivo prevalentemente fiabe e racconti, e sono direttore di collana, perciò su quegli argomenti doveva vertere. Durata: non più di 10 o 12 minuti.
Non era la mia prima volta, e dalla mia avevo la spigliatezza: le parole di solito non mi mancano e seguono il ritmo del discorso, adeguandosi docilmente.
Il tema mi era 'domestico', e per timore di dimenticare qualcosa avevo preparato un canovaccio con gli spunti principali.
Al primo squillo la mia voce argentina tradì l'incertezza: non so se l'interviatatrice la percepì con la mia stessa intensità, ma certo è che tutte le mie buone e ragionevoli intenzioni subirono un subitaneo rimaneggiamento, da parte mia naturalmente, risultato dell'inconsapevole e involontaria intromissione dell'ansia da prestazione.
Ciò che sapevo di voler dire continuava a trovare un'ardua via d'uscita attraverso la mia gola, quasi che i pensieri che avevo già addomesticato e prescelto si stessero trasformando dolorasamente in metri e metri di filo spinato.
Mantenendo il tono della voce al livello stabilito cercavo di sembrare spontanea mentre snocciolavo concetti che non convincevano me per prima e che- orrore!- non potevano essere più distanti da quelli impressi nella mia mente razionale.
Dissi dei testi degli altri compagni di ventura, del perchè della scelta, ma poco o nulla delle ragioni che mi avevano spinta fin qui."
Il paragrafo precedente è la ricostruzione del mio vissuto sull'onda travolgente dell'emotività, quando non c'è ragione che tenga a giustificare una mancanza, che vale quanto un'occasione persa.
In realtà, come dico sempre, tutto ha due facce, e questa è solo la mia versione, soggettiva e provata, per quanto, obiettivamente, non molto distante dal vero.
Vi domanderete quando ne conoscerò e ne conosceremo l'effettiva portata, se tanta goffaggine avrà stascichi, e soprattutto, quando sarà disponibile la registrazione.
Difficile dirlo, mi sono scordata di chiederlo...
Il contenuto mi era piuttosto chiaro, dato che scrivo prevalentemente fiabe e racconti, e sono direttore di collana, perciò su quegli argomenti doveva vertere. Durata: non più di 10 o 12 minuti.
Non era la mia prima volta, e dalla mia avevo la spigliatezza: le parole di solito non mi mancano e seguono il ritmo del discorso, adeguandosi docilmente.
Il tema mi era 'domestico', e per timore di dimenticare qualcosa avevo preparato un canovaccio con gli spunti principali.
Al primo squillo la mia voce argentina tradì l'incertezza: non so se l'interviatatrice la percepì con la mia stessa intensità, ma certo è che tutte le mie buone e ragionevoli intenzioni subirono un subitaneo rimaneggiamento, da parte mia naturalmente, risultato dell'inconsapevole e involontaria intromissione dell'ansia da prestazione.
Ciò che sapevo di voler dire continuava a trovare un'ardua via d'uscita attraverso la mia gola, quasi che i pensieri che avevo già addomesticato e prescelto si stessero trasformando dolorasamente in metri e metri di filo spinato.
Mantenendo il tono della voce al livello stabilito cercavo di sembrare spontanea mentre snocciolavo concetti che non convincevano me per prima e che- orrore!- non potevano essere più distanti da quelli impressi nella mia mente razionale.
Dissi dei testi degli altri compagni di ventura, del perchè della scelta, ma poco o nulla delle ragioni che mi avevano spinta fin qui."
Il paragrafo precedente è la ricostruzione del mio vissuto sull'onda travolgente dell'emotività, quando non c'è ragione che tenga a giustificare una mancanza, che vale quanto un'occasione persa.
In realtà, come dico sempre, tutto ha due facce, e questa è solo la mia versione, soggettiva e provata, per quanto, obiettivamente, non molto distante dal vero.
Vi domanderete quando ne conoscerò e ne conosceremo l'effettiva portata, se tanta goffaggine avrà stascichi, e soprattutto, quando sarà disponibile la registrazione.
Difficile dirlo, mi sono scordata di chiederlo...
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domenica 21 febbraio 2010
Scrivere letteratura per l'infanzia
I bambini e le bambine d'oggi, a cui è dedicata questa collana, sono un pubblico più preparato ed esigente di quel che si crede.
Usi a trovare soprattutto sullo schermo storie e racconti stimolanti, pretendono dalla parola scritta la capacità di suscitare emozioni più grandi e durature, un appeal artigliante, se mi passate il termine, che ne catturi le potenzialità immaginarie e che le sappia perpetuare in un viaggio che può ripetersi, mai uguale, ogni volta che sprofondano fra le pagine di un libro. Non è poco.
Rispondere a questo profilo rende il 'compito' di chi le storie le scrive, e prima le immagina, alquanto arduo.
Molti scrittori alla prima esperienza credono che la letteratura per l'infanzia sia un buon punto di partenza. Dal mio punto di vista niente è più falso.
Mentre gli adulti sanno in qualche modo 'sanare' eventuali sofferenze dei testi che leggono con la propria matura consapevolezza di lettori navigati, sorvolando sulle mancanze e perfino sugli errori pur di salvare un insieme puntando più sulle sue qualità che sui suoi difetti, il pubblico a cui la letteratura per l'infanzia è dedicata è molto intransigente.
Provate a instaurare una discussione con i vostri figli, i vostri nipoti, i figli degli amici. Vi renderete conto che vi pongono domande che, se ad un primo acchito vi parranno irragionevoli, poggiano invece su un sistema inquisitorio estremamente razionale, volto a giustificare ogni vostro assunto.
Non solo. La linearità del registro scelto non deve mai essere banale nè scontata, tranne quando si tratta di libretti illustrati con poche e stringate didascalie, mentre il ritmo deve essere accattivante.
Mai voli pindarici dunque, ma azioni correlate e legate, se non da una trama già visibile, da un filo di concatenazioni conseguenti e necessarie.
Insomma, se avete pensato di dedicare la vostra arte ai più giovani, fate molta attenzione e valutate bene se la storia che state scrivendo piace, prima di tutto, al bambino che è dentro di voi...
Usi a trovare soprattutto sullo schermo storie e racconti stimolanti, pretendono dalla parola scritta la capacità di suscitare emozioni più grandi e durature, un appeal artigliante, se mi passate il termine, che ne catturi le potenzialità immaginarie e che le sappia perpetuare in un viaggio che può ripetersi, mai uguale, ogni volta che sprofondano fra le pagine di un libro. Non è poco.
Rispondere a questo profilo rende il 'compito' di chi le storie le scrive, e prima le immagina, alquanto arduo.
Molti scrittori alla prima esperienza credono che la letteratura per l'infanzia sia un buon punto di partenza. Dal mio punto di vista niente è più falso.
Mentre gli adulti sanno in qualche modo 'sanare' eventuali sofferenze dei testi che leggono con la propria matura consapevolezza di lettori navigati, sorvolando sulle mancanze e perfino sugli errori pur di salvare un insieme puntando più sulle sue qualità che sui suoi difetti, il pubblico a cui la letteratura per l'infanzia è dedicata è molto intransigente.
Provate a instaurare una discussione con i vostri figli, i vostri nipoti, i figli degli amici. Vi renderete conto che vi pongono domande che, se ad un primo acchito vi parranno irragionevoli, poggiano invece su un sistema inquisitorio estremamente razionale, volto a giustificare ogni vostro assunto.
Non solo. La linearità del registro scelto non deve mai essere banale nè scontata, tranne quando si tratta di libretti illustrati con poche e stringate didascalie, mentre il ritmo deve essere accattivante.
Mai voli pindarici dunque, ma azioni correlate e legate, se non da una trama già visibile, da un filo di concatenazioni conseguenti e necessarie.
Insomma, se avete pensato di dedicare la vostra arte ai più giovani, fate molta attenzione e valutate bene se la storia che state scrivendo piace, prima di tutto, al bambino che è dentro di voi...
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martedì 16 febbraio 2010
Scrivere, correggere, riscrivere
Quando ci mettiamo a scrivere, spesso travolti da una brama incontenibile, l'idea che trabocca e diventa pensiero, e poi parola scritta, non abbiamo ben chiara la destinazione che daremo a quella produzione, arrivata a capriccio e senza briglia.
Per fortuna.
Molto di quello che creiamo e che, forse, per una gran botta di fortuna capita poi nelle mani giuste, deve attraversare un iter che definire spaventoso è un complimento.
Innanzitutto, perchè quello che è nato senza briglie, deve essere domato.
Domato dal rigore, ripulito dai fronzoli, dalla distrazione che infila qualche scemenza quà e là, a volte il prodotto rinasce, a volte invece finisce col sembrare figlio d'altri.
Ecco, credo di aver scoperto finalmente la differenza fra un buon editing e una riscrittura che, si badi bene, in certi casi è fisiologicamente necessaria.
Per fortuna.
Molto di quello che creiamo e che, forse, per una gran botta di fortuna capita poi nelle mani giuste, deve attraversare un iter che definire spaventoso è un complimento.
Innanzitutto, perchè quello che è nato senza briglie, deve essere domato.
Domato dal rigore, ripulito dai fronzoli, dalla distrazione che infila qualche scemenza quà e là, a volte il prodotto rinasce, a volte invece finisce col sembrare figlio d'altri.
Ecco, credo di aver scoperto finalmente la differenza fra un buon editing e una riscrittura che, si badi bene, in certi casi è fisiologicamente necessaria.
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venerdì 5 febbraio 2010
Consideazioni sparse su ingenuità e promesse, presenzialismo e visibilità
A quali promesse bisogna credere?
Quanta ingenuità è permessa perché non si venga tacciati di faciloneria?
Quanto è giusto e corretto esporsi, proporsi, imporsi, perché questo ‘mercanteggiare’ le proprie capacità non sia sintomo di presenzialismo, dunque egocentrismo esasperato?
Insomma, in altre parole: dove è importante essere visibili, ma soprattutto, è più importante spingere la propria visibilità perché possa venire apprezzata e condivisa o è meglio che siano le azioni, le opere, i fatti a parlare per noi e a farci ‘pubblicità?
Per anni ho pensato che la migliore pubblicità fosse quella non richiesta, una sincera esternazione sulle capacità di qualcuno che si faceva strada quasi autonomamente, sulla scia di buoni, a volte ottimi, risultati.
Oggi questa, che ancora stimo come la migliore e la più duratura perché spontanea e non asservita, non paga più, e comprenderlo è terribilmente triste, oltre che ingiusto.
Le promesse fatte sembrano venire disattese, o ignorate una dietro l’altra, mentre i testi, - come mi hanno fatto notare qualche giorno fa -, non sono più freschi di stampa, dunque non godono più dell’interesse effimero che suscitano le new entries…
Buon weekend.
Quanta ingenuità è permessa perché non si venga tacciati di faciloneria?
Quanto è giusto e corretto esporsi, proporsi, imporsi, perché questo ‘mercanteggiare’ le proprie capacità non sia sintomo di presenzialismo, dunque egocentrismo esasperato?
Insomma, in altre parole: dove è importante essere visibili, ma soprattutto, è più importante spingere la propria visibilità perché possa venire apprezzata e condivisa o è meglio che siano le azioni, le opere, i fatti a parlare per noi e a farci ‘pubblicità?
Per anni ho pensato che la migliore pubblicità fosse quella non richiesta, una sincera esternazione sulle capacità di qualcuno che si faceva strada quasi autonomamente, sulla scia di buoni, a volte ottimi, risultati.
Oggi questa, che ancora stimo come la migliore e la più duratura perché spontanea e non asservita, non paga più, e comprenderlo è terribilmente triste, oltre che ingiusto.
Le promesse fatte sembrano venire disattese, o ignorate una dietro l’altra, mentre i testi, - come mi hanno fatto notare qualche giorno fa -, non sono più freschi di stampa, dunque non godono più dell’interesse effimero che suscitano le new entries…
Buon weekend.
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martedì 26 gennaio 2010
L'esercito di Gaia
Sono un lettore onnivoro, ma ciò che più mi appassiona, specialmente quando sento più grande il desiderio di leggerezza, è la lettura di un buon fantasy. Perciò non stupitevi se nella mia folta biblioteca, un dorso o due saranno di grossi tomi, soprattutto saghe infinite, spesso best sellers,(e perciò altrettanto spesso considerati poca cosa da recensori e letterati), che mi hanno tenuta sveglia la notte per arrivare in fondo alla storia.
Non parlo soltanto di Harry Potter, che pure è stato, specialmente all'inizio, uno dei miei preferiti perchè condiviso -o meglio litigato- con mio figlio Mattia quando iniziava il suo percorso di lettura autonoma, ma di altri, come Philip Pullman e la sua saga iniziata con La Bussola d'oro, o La Leggenda di Otori di Lian Hearn, ma anche di molti altri, non ultimo C.Paolini, il ragazzo prodigio che scrisse la prima parte del suo ciclo a soli quindici anni.
Perchè un'introduzione così lunga? Perchè Giulia Baroni scrive appunto fantasy, ed è stata nutrita da molti autori, alcuni appena citati ma anche numerosi altri.
Si dice che uno scrittore possa generalmente contare su un'immaginazione vastissima, senza la quale sarebbe impossibile provvedere a creare contesti romanzati eppure credibili.
Pensate dunque allo scrittore di fantasy, che ha la necessità di attingere alla sua fantasia più sfrenata per creare mondi e personaggi immaginari, spesso distanti anni luce da noi e dalla nostra comprensione. Insomma, a mio parere, leggere - e scrivere- il genere fantasy ci permette ancora di sognare ad occhi aperti, anche se quell'età 'rosa' l'abbiamo passata da un sacco di tempo.
Il libro di Giulia è solo il primo episodio di un ciclo che mi auguro avremo la fortuna di completare, in cui quattro speciali amiche di questo nostro mondo si trovano a dover fronteggiare situazioni sinistre che lo minacciano, e per fare questo dvbono rientrare in quella che, per quanto dimenticata, è la loro vera vita. I personaggi sono affasciannti, come i luoghi e i dettagli che creano un'escalation di speranze e aspettative.
Il linguaggio è molto ben calibrato e indugia dove dovrebbe, consegnandoci immagini che ci fanno prevedere, spesso erroneamente, dove sembra si voglia andare a parare. Ma anche questo fa parte del gioco, cioè fornire indizi e disattenderli solo per raggiungere altre mete.
Inoltre, last but not least, l'animo fantasioso di Giulia è ricco anche d'amore, specialmente diretto ai meno fortunati, a chi non ha voce per chiedere: è infatti un'animalista convinta e fattiva che devolverà il ricavato delle vendite alle associazioni di cui è membro e cuore.
Doppia buona lettura!
Non parlo soltanto di Harry Potter, che pure è stato, specialmente all'inizio, uno dei miei preferiti perchè condiviso -o meglio litigato- con mio figlio Mattia quando iniziava il suo percorso di lettura autonoma, ma di altri, come Philip Pullman e la sua saga iniziata con La Bussola d'oro, o La Leggenda di Otori di Lian Hearn, ma anche di molti altri, non ultimo C.Paolini, il ragazzo prodigio che scrisse la prima parte del suo ciclo a soli quindici anni.
Perchè un'introduzione così lunga? Perchè Giulia Baroni scrive appunto fantasy, ed è stata nutrita da molti autori, alcuni appena citati ma anche numerosi altri.
Si dice che uno scrittore possa generalmente contare su un'immaginazione vastissima, senza la quale sarebbe impossibile provvedere a creare contesti romanzati eppure credibili.
Pensate dunque allo scrittore di fantasy, che ha la necessità di attingere alla sua fantasia più sfrenata per creare mondi e personaggi immaginari, spesso distanti anni luce da noi e dalla nostra comprensione. Insomma, a mio parere, leggere - e scrivere- il genere fantasy ci permette ancora di sognare ad occhi aperti, anche se quell'età 'rosa' l'abbiamo passata da un sacco di tempo.
Il libro di Giulia è solo il primo episodio di un ciclo che mi auguro avremo la fortuna di completare, in cui quattro speciali amiche di questo nostro mondo si trovano a dover fronteggiare situazioni sinistre che lo minacciano, e per fare questo dvbono rientrare in quella che, per quanto dimenticata, è la loro vera vita. I personaggi sono affasciannti, come i luoghi e i dettagli che creano un'escalation di speranze e aspettative.
Il linguaggio è molto ben calibrato e indugia dove dovrebbe, consegnandoci immagini che ci fanno prevedere, spesso erroneamente, dove sembra si voglia andare a parare. Ma anche questo fa parte del gioco, cioè fornire indizi e disattenderli solo per raggiungere altre mete.
Inoltre, last but not least, l'animo fantasioso di Giulia è ricco anche d'amore, specialmente diretto ai meno fortunati, a chi non ha voce per chiedere: è infatti un'animalista convinta e fattiva che devolverà il ricavato delle vendite alle associazioni di cui è membro e cuore.
Doppia buona lettura!
lunedì 25 gennaio 2010
Il grande tulipano di Gaetano Gerbino
Anche Gaetano, circa un anno fa, aveva inviato i suoi lavori in lettura a li.ragazzi, sezione di lettura incrociata di cui sono capogruppo da un paio d'anni. Anche in quel caso i testi mi erano piaciuti, tanto per i temi trattati- le avversità ineluttabili, la separazione definitiva da chi si ama, la malattia, il rispetto per animali e uomini - che per la delicatezza con cui erano declinati.
In realtà il primo racconto inviato e possibilmente il prossimo a venire prodotto, Giada e Teodoro, trattava implicitamente della scelta di diventare vegetariani, il che non è tema comune nei testi dedicati all'infanzia, eppure la trama coerente e la scrittura scorrevole lo rendevano molto più che accettabile ai piccoli lettori.
Incuriosita, ho dato un'occhiata anche al resto, scoprendo che la delicatezza e la semplicità del linguaggio, privo di banalità scontate, erano tratti fondamentali del registro che aveva scelto.
Pochi ritocchi, soprattutto la correzioni di sviste inevitabili quando si scrive e di qualche refuso, ed era pronto per essere consegnato allo studio delle illustrazioni.
Elisabetta G ha reso molto bene i messaggi che Gaetano voleva trasmettere, suscitando la simpatia del lettore con l'immagine dolce e birichina del topolino Tato, tutto muso e baffi, nel corso delle sue peripezie.
Ma c'è di più.
Originario di Piana degli Albanesi, Gaetano è rimasto molto legato alle sue tradizioni, che hanno radici antiche. Parla correntemente l'albanese antico e lo scrive, anche. Per sua decisione, Il grande tulipano è uscito in versione bilingue, in modo da poter consentire tanto agli albanesi di Piana che a quelli d'Albania e sparsi per il mondo di poter fruire di un testo nella loro lingua madre.
Come potete ben capire, anche in questo caso non mancano le ragioni per indulgere nella lettura di un bel racconto.
In realtà il primo racconto inviato e possibilmente il prossimo a venire prodotto, Giada e Teodoro, trattava implicitamente della scelta di diventare vegetariani, il che non è tema comune nei testi dedicati all'infanzia, eppure la trama coerente e la scrittura scorrevole lo rendevano molto più che accettabile ai piccoli lettori.
Incuriosita, ho dato un'occhiata anche al resto, scoprendo che la delicatezza e la semplicità del linguaggio, privo di banalità scontate, erano tratti fondamentali del registro che aveva scelto.
Pochi ritocchi, soprattutto la correzioni di sviste inevitabili quando si scrive e di qualche refuso, ed era pronto per essere consegnato allo studio delle illustrazioni.
Elisabetta G ha reso molto bene i messaggi che Gaetano voleva trasmettere, suscitando la simpatia del lettore con l'immagine dolce e birichina del topolino Tato, tutto muso e baffi, nel corso delle sue peripezie.
Ma c'è di più.
Originario di Piana degli Albanesi, Gaetano è rimasto molto legato alle sue tradizioni, che hanno radici antiche. Parla correntemente l'albanese antico e lo scrive, anche. Per sua decisione, Il grande tulipano è uscito in versione bilingue, in modo da poter consentire tanto agli albanesi di Piana che a quelli d'Albania e sparsi per il mondo di poter fruire di un testo nella loro lingua madre.
Come potete ben capire, anche in questo caso non mancano le ragioni per indulgere nella lettura di un bel racconto.
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Agata, di Nicoletta Parigini
Uno alla volta, inserirò qui i commenti ai libri che ho proposto all'editore Marco Solfanelli, che ho sostenuto, editato e in cui credo, e che fanno compagnia al mio Racconti del Sottobosco nella nuova collana inaugurata lo scorso ottobre per Tabula fati.
Credo che per un direttore di collana di una piccola casa editrice, autore a sua volta, sia quasi indispensabile mantenere stretti rapporti con i propri 'pupilli', rendendoli parte di quella che è un'impresa in cui tutti credere fermamente.
La fiducia è la madre dell'autostima, che a sua volta è il motore di molte imprese che portano in prima linea.
Ecco il motivo per cui parlerò delle opere che supporto e che ho voluto nella collana.
Ho letto Agata per la prima volta più di un anno fa, quando molto timidamente Nicoletta l'ha inviato alla sezione ragazzi di lettura incrociata, un'attività di lettura volontaria e gratuita proposta dal Rifugio degli Esordienti.
Mi è piaciuto subito e mi ci è voluto pochissimo per arrivare in fondo, nonostante il suo bel numero di pagine.
Una scrittura puntuale e attenta, una storia che inizia quasi in sordina, che sembra ordinaria e credibile come quelle che tutti viviamo un po', ma che nel suo percorso si sviluppa ammantandosi di un mistero che non è tenebroso, ma cela in sè un segreto, che è poi l'essenza, il nucleo di tutta la storia. Per me, che abito in un piccolo centro e sono madre di una ballerina, la 'partenza' di questo testo, con la vicenda di Agata e il passato di Lidia sono stati l'espressione romanzata di quello che in un paese accade o può facilmente accadere.
L'abilità di Nicoletta in questo campo è stata grande: nessuna banalità, ma un tocco cristallino e- lo riconosce anche lei- puntiglioso, una struttura coerente e un racconto intrigante nella sua semplicità. Insomma, se (e io ne sono fermamente convinta) molte ragazze potranno riconoscersi in Agata e negli altri personaggi minori del libro, sarà un altro punto a favore del garbo scrittorio di Nicoletta, e della lungimiranza di chi l'ha prodotta.
Tutte buone, se non ottime, ragioni per decidersi a leggerlo.
Credo che per un direttore di collana di una piccola casa editrice, autore a sua volta, sia quasi indispensabile mantenere stretti rapporti con i propri 'pupilli', rendendoli parte di quella che è un'impresa in cui tutti credere fermamente.
La fiducia è la madre dell'autostima, che a sua volta è il motore di molte imprese che portano in prima linea.
Ecco il motivo per cui parlerò delle opere che supporto e che ho voluto nella collana.
Ho letto Agata per la prima volta più di un anno fa, quando molto timidamente Nicoletta l'ha inviato alla sezione ragazzi di lettura incrociata, un'attività di lettura volontaria e gratuita proposta dal Rifugio degli Esordienti.
Mi è piaciuto subito e mi ci è voluto pochissimo per arrivare in fondo, nonostante il suo bel numero di pagine.
Una scrittura puntuale e attenta, una storia che inizia quasi in sordina, che sembra ordinaria e credibile come quelle che tutti viviamo un po', ma che nel suo percorso si sviluppa ammantandosi di un mistero che non è tenebroso, ma cela in sè un segreto, che è poi l'essenza, il nucleo di tutta la storia. Per me, che abito in un piccolo centro e sono madre di una ballerina, la 'partenza' di questo testo, con la vicenda di Agata e il passato di Lidia sono stati l'espressione romanzata di quello che in un paese accade o può facilmente accadere.
L'abilità di Nicoletta in questo campo è stata grande: nessuna banalità, ma un tocco cristallino e- lo riconosce anche lei- puntiglioso, una struttura coerente e un racconto intrigante nella sua semplicità. Insomma, se (e io ne sono fermamente convinta) molte ragazze potranno riconoscersi in Agata e negli altri personaggi minori del libro, sarà un altro punto a favore del garbo scrittorio di Nicoletta, e della lungimiranza di chi l'ha prodotta.
Tutte buone, se non ottime, ragioni per decidersi a leggerlo.
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martedì 19 gennaio 2010
L'attesa
Sono piuttosto amareggiata. Nella mia ormai anacronistica ingenuità credevo che la promozione di un nuovo libro si costruisse da sè, con la pubblicità autonoma che è garanzia di serietà e di qualità.
Amici che spingono conoscenti all'acquisto o perlomeno alla lettura, conoscenti che fanno tam tam perchè riconoscono il pregio di un buon testo; le belle recensioni pubblicate vengono lette, anche solo di tanto intanto, e condivise sui social network e commentate.
L'idea, a quanto pare balzana, di una meritocratica visibilità deve essermi venuta perchè sono egocentrica: io mi comporto esattamente così, e chissà perchè devo averlo ritenuto un atteggiamento ovvio.
La realtà, ahimè, è diversa.
Come in tutte le cose, bisogna sgomitare, spingere questa macchina che si chiama marketing studiando a tavolino la strategia per far capitolare anche il più riluttante dei lettori. Copie omaggio che si sprecano, dirette a personaggi più o meno influenti che potrebbero ribaltare le sorti con una sola parola...
In questa giornata di sereno, con un sole che trasmette la velata promessa di tempi migliori, i primi giacinti del giardino azzardano un timido capolino. Il grappolo dei fiori profumati è ben stretto dentro l'abbraccio di foglie verde chiaro, ma è una garanzia: anche quest'anno ce l'hanno fatta.
A dispetto del gelo di qualche settimana fa i bulbi, sistemati bene nella terra asciutta, sono stati protetti dallo strato di torba.
Mi piace pensare che sarà così anche per me, per noi quattro moschettieri che al momento siamo dei perfetti sconosciuti per il grande pubblico.
L'attesa è uno scotto che si deve accettare, e che lo scrittore impulsivo che vive in me è riluttante a voler conoscere e fa terribilmente fatica ad apprezzare l'insegnamento che nasconde...
Amici che spingono conoscenti all'acquisto o perlomeno alla lettura, conoscenti che fanno tam tam perchè riconoscono il pregio di un buon testo; le belle recensioni pubblicate vengono lette, anche solo di tanto intanto, e condivise sui social network e commentate.
L'idea, a quanto pare balzana, di una meritocratica visibilità deve essermi venuta perchè sono egocentrica: io mi comporto esattamente così, e chissà perchè devo averlo ritenuto un atteggiamento ovvio.
La realtà, ahimè, è diversa.
Come in tutte le cose, bisogna sgomitare, spingere questa macchina che si chiama marketing studiando a tavolino la strategia per far capitolare anche il più riluttante dei lettori. Copie omaggio che si sprecano, dirette a personaggi più o meno influenti che potrebbero ribaltare le sorti con una sola parola...
In questa giornata di sereno, con un sole che trasmette la velata promessa di tempi migliori, i primi giacinti del giardino azzardano un timido capolino. Il grappolo dei fiori profumati è ben stretto dentro l'abbraccio di foglie verde chiaro, ma è una garanzia: anche quest'anno ce l'hanno fatta.
A dispetto del gelo di qualche settimana fa i bulbi, sistemati bene nella terra asciutta, sono stati protetti dallo strato di torba.
Mi piace pensare che sarà così anche per me, per noi quattro moschettieri che al momento siamo dei perfetti sconosciuti per il grande pubblico.
L'attesa è uno scotto che si deve accettare, e che lo scrittore impulsivo che vive in me è riluttante a voler conoscere e fa terribilmente fatica ad apprezzare l'insegnamento che nasconde...
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domenica 10 gennaio 2010
inizia l'anno lavorativo
Dopo un inizio a pochi giri, con la settimana che comincia di giovedì- si è visto mai?-, ecco che il 2010 ha effettivamente messo radici e pretende l’impegno e la dedizione che gli abbiamo promesso quando abbiamo salutato l’anno vecchio.
Differenze? In realtà nessuna.
Personalmente vorrei che l’energia delle feste- depurata di grassi e bollicine- potesse riempire di brio l’impegno quotidiano, rendendolo stimolante piuttosto che- ahimè- abitudinario: si fa perché si deve.
E se le mille cose in serbo o già fatte portassero solo una piccola, anche piccolissima percentuale di soddisfatta compiacenza per il lavoro svolto, beh, non potrei che essere grata.
Mi riferisco soprattutto all’impresa di promuovere una collana nuova, come spingere piccoli e grandi lettori alla fatica più piacevole: quella di una lettura che non li lascerà senz’altro delusi.
I nostri libriccini sono presenti online- dall’editore alle grosse catene- e in molte, anzi moltissime librerie; se così non fosse, si possono comunque ordinare e saranno disponibili in pochi giorni.
Attendiamo tutti con trepidazione - Giulia, Nicoletta, Gaetano ed io- di leggere commenti che contengano una pur breve recensione.
Con quest’invito per nulla velato chiudo, augurando a tutti una buona settimana.
Differenze? In realtà nessuna.
Personalmente vorrei che l’energia delle feste- depurata di grassi e bollicine- potesse riempire di brio l’impegno quotidiano, rendendolo stimolante piuttosto che- ahimè- abitudinario: si fa perché si deve.
E se le mille cose in serbo o già fatte portassero solo una piccola, anche piccolissima percentuale di soddisfatta compiacenza per il lavoro svolto, beh, non potrei che essere grata.
Mi riferisco soprattutto all’impresa di promuovere una collana nuova, come spingere piccoli e grandi lettori alla fatica più piacevole: quella di una lettura che non li lascerà senz’altro delusi.
I nostri libriccini sono presenti online- dall’editore alle grosse catene- e in molte, anzi moltissime librerie; se così non fosse, si possono comunque ordinare e saranno disponibili in pochi giorni.
Attendiamo tutti con trepidazione - Giulia, Nicoletta, Gaetano ed io- di leggere commenti che contengano una pur breve recensione.
Con quest’invito per nulla velato chiudo, augurando a tutti una buona settimana.
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mercoledì 6 gennaio 2010
epifania
Ci siamo, finalmente: le feste ci stanno lasciando.
Oh, se è stata dura sopravvivere! Ci siamo divertiti, abbiamo gozzovigliato, ma quanto anelo la cadenzata tranquillità di una settimana normale, durante la quale so sempre quando è lunedì, martedì...!
E' stato questo che più di tutto mi è pesato, cioè l'incapacità di dimensionare il tempo, la possibilità di rimandare all'indomani praticamente tutto, ritrovandomi poi con una marea di cose non fatte che ha rischiato di travolgermi.
Sì, accade anche d'estate, ma le giornate in quell'occasione si snocciolano lente e lunghissime e la notte si presenta con un'energia frizzante e sempre nuova: praticamente le ore a disposizione sono 24 o giù di lì.
Insomma, è tempo di rimettersi al lavoro, con promozioni, presentazioni, suggerimenti. Purtroppo i libri della collana vanno spinti un po', e i lettori sollecitati.
Continuo a credere che ne valga la pena.
Aspetto dunque fiduciosa le recensioni a tutti e quattro i testi, a segno che Natale ha portato, fra le altre cose, un bel carico di buone letture nelle case dei nostri bambini.
Oh, se è stata dura sopravvivere! Ci siamo divertiti, abbiamo gozzovigliato, ma quanto anelo la cadenzata tranquillità di una settimana normale, durante la quale so sempre quando è lunedì, martedì...!
E' stato questo che più di tutto mi è pesato, cioè l'incapacità di dimensionare il tempo, la possibilità di rimandare all'indomani praticamente tutto, ritrovandomi poi con una marea di cose non fatte che ha rischiato di travolgermi.
Sì, accade anche d'estate, ma le giornate in quell'occasione si snocciolano lente e lunghissime e la notte si presenta con un'energia frizzante e sempre nuova: praticamente le ore a disposizione sono 24 o giù di lì.
Insomma, è tempo di rimettersi al lavoro, con promozioni, presentazioni, suggerimenti. Purtroppo i libri della collana vanno spinti un po', e i lettori sollecitati.
Continuo a credere che ne valga la pena.
Aspetto dunque fiduciosa le recensioni a tutti e quattro i testi, a segno che Natale ha portato, fra le altre cose, un bel carico di buone letture nelle case dei nostri bambini.
giovedì 24 dicembre 2009
Buon Natale dal Sottobosco
Ci siamo. La deadline è stata fissata per le quattro di questo pomeriggio, ma a quanto pare i visitatori si sono persi nella neve e nella pioggia che è seguita.
Non abbiamo avuto che pochi commenti, e nessuno a sostegno di uno o l'altro dei racconti. Spero che i visitatori li vorranno sottoporre al giudizio cerosino dei più piccoli, magari il giorno di Natale, davanti al camino scoppiettante.
Ho sempre pensato al Natale così, nel relax dell'atmosfera scanzonata della festa da trascorrere con gli affetti più cari.
Anche Sofia Coccinella, Lucciola Lucilla, Linda Formica, Giò e Scipione e tutti i loro piccoli amici del Sottobosco saranno insieme domani, nella nuova stanza creata ad hoc con il calzettone rosso di Rudolph volato giù dalla slitta.
Da loro e da me, un caldo augurio di serenità.
Silva
Non abbiamo avuto che pochi commenti, e nessuno a sostegno di uno o l'altro dei racconti. Spero che i visitatori li vorranno sottoporre al giudizio cerosino dei più piccoli, magari il giorno di Natale, davanti al camino scoppiettante.
Ho sempre pensato al Natale così, nel relax dell'atmosfera scanzonata della festa da trascorrere con gli affetti più cari.
Anche Sofia Coccinella, Lucciola Lucilla, Linda Formica, Giò e Scipione e tutti i loro piccoli amici del Sottobosco saranno insieme domani, nella nuova stanza creata ad hoc con il calzettone rosso di Rudolph volato giù dalla slitta.
Da loro e da me, un caldo augurio di serenità.
Silva
sabato 19 dicembre 2009
Raccontino numero cinque. Quinta e ultima puntata
Era Natale, un giorno radioso anche se i raggi del sole non potevano sciogliere la neve, nè soppiantare il freddo.
Voci minute ma argentine parlottavano, ridevano di cuore, mentre rumori di stoviglie e posate facevano da sottofondo alla radura del Sottobosco.
Sofia sporse la testa dalla finestrella del suo bagno, ancora assonnata, e la scena che le si spalancò davanti non era esattamente quello che si sarebbe aspettata.
Il popolo del Sottobosco si era assembrato all’entrata del suo budello rosso, dove Linda formica si stava dando da fare gridando ordini con ferma gentilezza alla folla che aspettava, mentre un profumo invitante si spandeva nell’aria pura del mattino perfetto.
Sofia corse fuori facendo i gradini a due a due, ed entrò in quello che nei suoi desideri avrebbe dovuto essere il Centro Sociale del suo villaggio.
Che meraviglia!
Si stropicciò gli occhi credendo di essere ancora in mezzo ad un bel sogno:
Lucilla era ai fornelli di una cucina maestosa, con lavello e scolapiatti, mentre Scipione e i bambini imbandivano una lunga tavola e avvicinavano le sedie.
Giò aveva messo dei cuscini sulle poltrone e sistemato i bellissimi divani gialli, mentre una piccola tv trasmetteva canzoni di Natale che tutti i presenti canticchiavano con allegria.
Il sogno di Sofia, il suo dono di Natale per i piccoli abitanti del Sottobosco si era avverato. Lacrime di felicità si mischiarono ai sorrisi che scambiava con gli amici, ai baci e agli abbracci beneauguranti.
Ma mentre la vera felicità ingrassava il buon vecchio vestito di rosso, lassù al Polo sua moglie sgridava aspramente l’elfo Mariolino: aveva disatteso la sua fiducia e spaiato uno dei completi di calzettoni natalizi delle sue renne.
Tuttavia, tutto quel vociare non gli rovinò il buonumore: chi non avrebbe scambiato un solo, puzzolente calzettone rosso con la serena allegria di un'intera comunità?
Si sedette alla scrivania e aggiornò i suoi libri contabili.
In cima alla lista dei più buoni aggiunse il nome di Sofia Coccinella con la penna d'oro, mentre tratteggiava vicino una lunga calza rossa.
Sorrise pensando al regalo che la aspettva il Natale venturo.
Poi chiuse il grosso libro e spense il lume.
Natalina non si era ancora calmata: era tutta colpa della stanchezza!
Si tolse il pesante completo rosso e infilò pigiama e papalina.
L'avrebbe aspettata a letto.
Voci minute ma argentine parlottavano, ridevano di cuore, mentre rumori di stoviglie e posate facevano da sottofondo alla radura del Sottobosco.
Sofia sporse la testa dalla finestrella del suo bagno, ancora assonnata, e la scena che le si spalancò davanti non era esattamente quello che si sarebbe aspettata.
Il popolo del Sottobosco si era assembrato all’entrata del suo budello rosso, dove Linda formica si stava dando da fare gridando ordini con ferma gentilezza alla folla che aspettava, mentre un profumo invitante si spandeva nell’aria pura del mattino perfetto.
Sofia corse fuori facendo i gradini a due a due, ed entrò in quello che nei suoi desideri avrebbe dovuto essere il Centro Sociale del suo villaggio.
Che meraviglia!
Si stropicciò gli occhi credendo di essere ancora in mezzo ad un bel sogno:
Lucilla era ai fornelli di una cucina maestosa, con lavello e scolapiatti, mentre Scipione e i bambini imbandivano una lunga tavola e avvicinavano le sedie.
Giò aveva messo dei cuscini sulle poltrone e sistemato i bellissimi divani gialli, mentre una piccola tv trasmetteva canzoni di Natale che tutti i presenti canticchiavano con allegria.
Il sogno di Sofia, il suo dono di Natale per i piccoli abitanti del Sottobosco si era avverato. Lacrime di felicità si mischiarono ai sorrisi che scambiava con gli amici, ai baci e agli abbracci beneauguranti.
Ma mentre la vera felicità ingrassava il buon vecchio vestito di rosso, lassù al Polo sua moglie sgridava aspramente l’elfo Mariolino: aveva disatteso la sua fiducia e spaiato uno dei completi di calzettoni natalizi delle sue renne.
Tuttavia, tutto quel vociare non gli rovinò il buonumore: chi non avrebbe scambiato un solo, puzzolente calzettone rosso con la serena allegria di un'intera comunità?
Si sedette alla scrivania e aggiornò i suoi libri contabili.
In cima alla lista dei più buoni aggiunse il nome di Sofia Coccinella con la penna d'oro, mentre tratteggiava vicino una lunga calza rossa.
Sorrise pensando al regalo che la aspettva il Natale venturo.
Poi chiuse il grosso libro e spense il lume.
Natalina non si era ancora calmata: era tutta colpa della stanchezza!
Si tolse il pesante completo rosso e infilò pigiama e papalina.
L'avrebbe aspettata a letto.
giovedì 17 dicembre 2009
Rcoontino numero cinque. Quarta puntata
Nel frattempo, Babbo Natale aveva ultimato il suo giro ai Tropici e si stava dirigendo nelle zone abitate solo da animali e insetti.
Sebbene i doni che arrivavano lì fossero solo il risultato di avanzi del suo prezioso carico, dovuti perlopiù a capricci dell’ultimo momento che comportavano una drastica diminuzione dei pacchi fra i bambini, l’elfo Mariolino era certo che agli abitanti di boschi e prati questo non importasse affatto.
Aveva assistito da lontano all’entusiasmo di una famiglia di lumache alla vista di un’automobilina con la carica a molla: “Mai più in ritardo!” avevano trillato tutti all’unisono.
Un sacchetto di mattoncini di plastica aveva permesso al millepiedi di costruirsi una splendida casetta, e di desiderare per il Natale successivo un avanzo di porta e finestre…
Quella notte, Elenuccia aveva pianto e urlato, facendo arrabbiare mamma e papà, e alla fine non aveva voluto chiedere loro scusa.
Babbo Natale non aveva potuto passarci sopra: avrebbe trattenuto i mobili della casa di bambole a cui la bimba sembrava tenere così tanto…
Sebbene i doni che arrivavano lì fossero solo il risultato di avanzi del suo prezioso carico, dovuti perlopiù a capricci dell’ultimo momento che comportavano una drastica diminuzione dei pacchi fra i bambini, l’elfo Mariolino era certo che agli abitanti di boschi e prati questo non importasse affatto.
Aveva assistito da lontano all’entusiasmo di una famiglia di lumache alla vista di un’automobilina con la carica a molla: “Mai più in ritardo!” avevano trillato tutti all’unisono.
Un sacchetto di mattoncini di plastica aveva permesso al millepiedi di costruirsi una splendida casetta, e di desiderare per il Natale successivo un avanzo di porta e finestre…
Quella notte, Elenuccia aveva pianto e urlato, facendo arrabbiare mamma e papà, e alla fine non aveva voluto chiedere loro scusa.
Babbo Natale non aveva potuto passarci sopra: avrebbe trattenuto i mobili della casa di bambole a cui la bimba sembrava tenere così tanto…
mercoledì 16 dicembre 2009
raccontino numero cinque. terza puntata
Prima di rientrare in casa con il suo carico, la graziosa coccinella aveva scorto una lunga striscia rossa.
“Che cosa sarà mai?” si era chiesta con una certa perplessità.
La curiosità l’aveva spinta verso la radura, ma quando si era avvicinata all’oggetto misterioso aveva sentito una puzza tremenda.
“Che odoraccio! Questa cosa rossa è decisamente maleodorante!”
(Come avrete capito, l’elfo Mariolino, si era fatto scappare uno dei calzettoni di Rudolph mentre attraversavano il vuoto d’aria!)
Sofia, come si può ben immaginare, non era pratica di renne, che non aveva mai visto, né di calzettoni, figurarsi di quella misura!, ma dentro di sé sapeva che quel coso rosso le sarebbe sicuramente servito a qualcosa.
Palpeggiò il materiale, ben attenta a mantenere il naso turato, ne saggiò la consistenza, l’elasticità, il comfort.
“Ci sono! Può sicuramente diventare un nido, uno di quelli speciali.”
Aveva in mente, la bella coccinella, un luogo d’incontro per tutti gli amici del Sottobosco, dove ridere e scherzare mangiando e bevendo in compagnia nelle grandi occasioni.
Con uno sforzo che credeva non le sarebbe riuscito, e sbuffando per la fatica, aveva issato un’estremità della calza al ramo di un albero, facendo in modo che la parte pendente potesse fungere da apertura.
“Ne parlerò con Lucilla”, si era detta, e stanca era rientrata in casa, aspettando il momento giusto per chiamare l’amica lucciola e i suoi bambini in aiuto.
La sera era scesa in un battibaleno, senza che nessuno si facesse vedere da quelle parti. Non era stata in grado di contattare nessuno: la nevicata aveva probabilmente compromesso tutte le linee di comunicazione.
Triste e sola, Sofia si era rassegnata a rimettersi a letto, non prima di aver dato un ultimo, tenero sguardo al lungo budello rosso che pendeva dal ramo…
Anche la notte passò, e la mattina di Natale le aveva riportato il sorriso. Avrebbe fatto un bel bagno e poi, via di corsa a fare gli auguri ai suoi amici, come di consueto, portando con sé una bella teglia di pasticcio di foglie come contributo al pranzo conviviale.
Pensò nuovamente alla necessità di un luogo in cui potersi tutti riunire nelle grandi occasioni: con i piccoli nati da Lucilla e Scipione lo spazio in casa di Giò si stava lentamente riducendo…
“Che cosa sarà mai?” si era chiesta con una certa perplessità.
La curiosità l’aveva spinta verso la radura, ma quando si era avvicinata all’oggetto misterioso aveva sentito una puzza tremenda.
“Che odoraccio! Questa cosa rossa è decisamente maleodorante!”
(Come avrete capito, l’elfo Mariolino, si era fatto scappare uno dei calzettoni di Rudolph mentre attraversavano il vuoto d’aria!)
Sofia, come si può ben immaginare, non era pratica di renne, che non aveva mai visto, né di calzettoni, figurarsi di quella misura!, ma dentro di sé sapeva che quel coso rosso le sarebbe sicuramente servito a qualcosa.
Palpeggiò il materiale, ben attenta a mantenere il naso turato, ne saggiò la consistenza, l’elasticità, il comfort.
“Ci sono! Può sicuramente diventare un nido, uno di quelli speciali.”
Aveva in mente, la bella coccinella, un luogo d’incontro per tutti gli amici del Sottobosco, dove ridere e scherzare mangiando e bevendo in compagnia nelle grandi occasioni.
Con uno sforzo che credeva non le sarebbe riuscito, e sbuffando per la fatica, aveva issato un’estremità della calza al ramo di un albero, facendo in modo che la parte pendente potesse fungere da apertura.
“Ne parlerò con Lucilla”, si era detta, e stanca era rientrata in casa, aspettando il momento giusto per chiamare l’amica lucciola e i suoi bambini in aiuto.
La sera era scesa in un battibaleno, senza che nessuno si facesse vedere da quelle parti. Non era stata in grado di contattare nessuno: la nevicata aveva probabilmente compromesso tutte le linee di comunicazione.
Triste e sola, Sofia si era rassegnata a rimettersi a letto, non prima di aver dato un ultimo, tenero sguardo al lungo budello rosso che pendeva dal ramo…
Anche la notte passò, e la mattina di Natale le aveva riportato il sorriso. Avrebbe fatto un bel bagno e poi, via di corsa a fare gli auguri ai suoi amici, come di consueto, portando con sé una bella teglia di pasticcio di foglie come contributo al pranzo conviviale.
Pensò nuovamente alla necessità di un luogo in cui potersi tutti riunire nelle grandi occasioni: con i piccoli nati da Lucilla e Scipione lo spazio in casa di Giò si stava lentamente riducendo…
martedì 15 dicembre 2009
Raccontino numero cinque. Seconda puntata
Lassù al Nord, il vecchio vestito di rosso aveva stipato la sua slitta e attaccato le fide renne.
Come sempre, il giro sarebbe partito in direzione dei paesi più freddi, così da permettergli di mantenersi caldo nella bella giacca imbottita, dono della sua Natalina, per tutto il percorso.
Anche le renne erano ben coperte dato che gli zoccoli avevano, per una volta, avuto diritto ad un bel paio di calzettoni di lana, rigorosamente rossi.
“Attenti, ciurma: i panni sporchi vanno tutti ammucchiati nella cesta che ho sistemato in fondo alla slitta. In questo modo non andranno persi, e al ritorno si potrà mandare tutto in lavanderia!”, era stata l’ultima raccomandazione di Natalina, appena un attimo prima di partire.
Il freddo era intenso e Babbo Natale si era fatto ormai troppo vecchio per quello strapazzo, sicché si erano tenuti i paletot addosso a lungo, addirittura fin dopo aver svoltato per il Brasile.
Solo allora avevano cominciato a sentire caldo, e a lamentarsi.
L’elfo Mariolino aveva velocemente raccolto gli indumenti pesanti prima che il sudore delle renne facesse perdere loro la bussola, ma un improvviso vuoto li aveva fatti traballare e l’omino si era ritrovato d’un tratto disteso sulla slitta, pancia a terra.
Aveva raccolto nuovamente il suo carico di abiti e coperte, e con molta diligenza l’aveva depositato nella cesta in fondo alla slitta.
Come sempre, il giro sarebbe partito in direzione dei paesi più freddi, così da permettergli di mantenersi caldo nella bella giacca imbottita, dono della sua Natalina, per tutto il percorso.
Anche le renne erano ben coperte dato che gli zoccoli avevano, per una volta, avuto diritto ad un bel paio di calzettoni di lana, rigorosamente rossi.
“Attenti, ciurma: i panni sporchi vanno tutti ammucchiati nella cesta che ho sistemato in fondo alla slitta. In questo modo non andranno persi, e al ritorno si potrà mandare tutto in lavanderia!”, era stata l’ultima raccomandazione di Natalina, appena un attimo prima di partire.
Il freddo era intenso e Babbo Natale si era fatto ormai troppo vecchio per quello strapazzo, sicché si erano tenuti i paletot addosso a lungo, addirittura fin dopo aver svoltato per il Brasile.
Solo allora avevano cominciato a sentire caldo, e a lamentarsi.
L’elfo Mariolino aveva velocemente raccolto gli indumenti pesanti prima che il sudore delle renne facesse perdere loro la bussola, ma un improvviso vuoto li aveva fatti traballare e l’omino si era ritrovato d’un tratto disteso sulla slitta, pancia a terra.
Aveva raccolto nuovamente il suo carico di abiti e coperte, e con molta diligenza l’aveva depositato nella cesta in fondo alla slitta.
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lunedì 14 dicembre 2009
Raccontino numero cinque
Raccontino numero cinque. a puntate
Sofia Coccinella, Lucciola Lucilla, Scipione e Giò sono alcuni dei personaggi di una delle favole contenute nella mia raccolta Racconti dal Sottobosco. Ho pensato di inserirli come protagonisti in uno dei miei raccontini di Natale.
La modalità "a puntate" potrebbe renderli perfetti per una lettura serale ai vostri bambini.
Prima puntata
Nel suo caldo lettino, Sofia Coccinella ascoltava il silenzio ovattato del giorno che si apriva.
Zampettando verso la finestra con le appendici gelate, vide un manto soffice e candido che aveva coperto ogni cosa.
Il Sottobosco era immobile, immerso nell’atmosfera magica e irreale della mancanza di suoni.
Colline bianche si rincorrevano davanti al suo nido come onde: laddove solo fino al giorno prima c’era un tumulo di terra, un piccolo cespuglio o soltanto un’aiuola, dune ininterrotte rifrangevano la debole luce del sole.
“Che sorpresa! La vigilia di Natale con la neve!”
Era rimasta lì alla finestra per un po’, a bearsi dello spettacolo, ma ben presto capì che avrebbe dovuto darsi da fare e riscaldare il suo piccolo nido.
Si lavò velocemente, e con addosso sciarpa, cuffia e guanti si diresse veloce verso la legnaia.
“ Dov’è finita?” si chiese un po’ spaventata, non vedendo intorno altro che neve bianca e abbagliante.
La legnaia era stata coperta interamente, e in tutto quel candore Sofia faceva fatica a raccapezzarsi.
Finalmente, con gli occhi che le lacrimavano pur di ritrovare un po’ di colore in tutto quel bianco, riconobbe la cinghia della gerla che caricava con la legna, e con le zampette intirizzite dentro i guanti pesanti si diede da fare per ripulire l’entrata della stanzina.
Il sole cominciava a salire nel cielo, e i suoi raggi si facevano un po’ più forti ogni ora. Sofia cominciò a scaldarsi a furia di lavorare, mentre anche la coperta di neve cominciava lentamente ad assottigliarsi.
Pubblicato da sg a 01.56
Sofia Coccinella, Lucciola Lucilla, Scipione e Giò sono alcuni dei personaggi di una delle favole contenute nella mia raccolta Racconti dal Sottobosco. Ho pensato di inserirli come protagonisti in uno dei miei raccontini di Natale.
La modalità "a puntate" potrebbe renderli perfetti per una lettura serale ai vostri bambini.
Prima puntata
Nel suo caldo lettino, Sofia Coccinella ascoltava il silenzio ovattato del giorno che si apriva.
Zampettando verso la finestra con le appendici gelate, vide un manto soffice e candido che aveva coperto ogni cosa.
Il Sottobosco era immobile, immerso nell’atmosfera magica e irreale della mancanza di suoni.
Colline bianche si rincorrevano davanti al suo nido come onde: laddove solo fino al giorno prima c’era un tumulo di terra, un piccolo cespuglio o soltanto un’aiuola, dune ininterrotte rifrangevano la debole luce del sole.
“Che sorpresa! La vigilia di Natale con la neve!”
Era rimasta lì alla finestra per un po’, a bearsi dello spettacolo, ma ben presto capì che avrebbe dovuto darsi da fare e riscaldare il suo piccolo nido.
Si lavò velocemente, e con addosso sciarpa, cuffia e guanti si diresse veloce verso la legnaia.
“ Dov’è finita?” si chiese un po’ spaventata, non vedendo intorno altro che neve bianca e abbagliante.
La legnaia era stata coperta interamente, e in tutto quel candore Sofia faceva fatica a raccapezzarsi.
Finalmente, con gli occhi che le lacrimavano pur di ritrovare un po’ di colore in tutto quel bianco, riconobbe la cinghia della gerla che caricava con la legna, e con le zampette intirizzite dentro i guanti pesanti si diede da fare per ripulire l’entrata della stanzina.
Il sole cominciava a salire nel cielo, e i suoi raggi si facevano un po’ più forti ogni ora. Sofia cominciò a scaldarsi a furia di lavorare, mentre anche la coperta di neve cominciava lentamente ad assottigliarsi.
Pubblicato da sg a 01.56
domenica 13 dicembre 2009
Dalla vetrina dell'OLD SHEEP SHOP
Silva Ganzitti: “Racconti dal sottobosco” Edizioni Tabula Fati – Chieti
Con questo bel volumetto della Ganzitti , illustrato con gustose immagini dalla stessa autrice con la collaborazione di una bimba di otto anni, Carolina Savonitto, si apre il primo titolo della collana “Fiabetica” di Tabula Fati (Solfanelli editore).
Il libro, ben curato nell’espressione grafica ed editoriale, si pone all’attenzione del lettore per la qualità dell’affabulazione che percorre, con un linguaggio chiaro e puntuale, un itinerario di fantasia lungo i sentieri rurali del Friuli collinare. Qui, tra radure e prati, si snodano nell’arco di un pomeriggio tre racconti i cui protagonisti sono animali e animaletti che ripropongono, come è consuetudine nelle favole, la scenografia della società umana. Intrighi, furti, passioni e immaginarie elucubrazioni sono alcuni tra gli ingredienti con cui l’autrice riesce a coinvolgere i piccoli lettori e, nel contempo, appassionare anche gli adulti.
Il testo si distingue da certa banale letteratura per l’infanzia che spesso viene riproposta da una facile editoria esclusivamente commerciale. È scritto bene, è curata la grafica, sono simpatiche le illustrazioni con una copertina attraente; tutti aspetti che qualificano il livello editoriale del racconto e ne raccomandano la lettura per una piacevole ed intelligente convivialità di tutta la famiglia.
Dai 9 anni in su.
(Commento di Pier Luigi Coda)
Con questo bel volumetto della Ganzitti , illustrato con gustose immagini dalla stessa autrice con la collaborazione di una bimba di otto anni, Carolina Savonitto, si apre il primo titolo della collana “Fiabetica” di Tabula Fati (Solfanelli editore).
Il libro, ben curato nell’espressione grafica ed editoriale, si pone all’attenzione del lettore per la qualità dell’affabulazione che percorre, con un linguaggio chiaro e puntuale, un itinerario di fantasia lungo i sentieri rurali del Friuli collinare. Qui, tra radure e prati, si snodano nell’arco di un pomeriggio tre racconti i cui protagonisti sono animali e animaletti che ripropongono, come è consuetudine nelle favole, la scenografia della società umana. Intrighi, furti, passioni e immaginarie elucubrazioni sono alcuni tra gli ingredienti con cui l’autrice riesce a coinvolgere i piccoli lettori e, nel contempo, appassionare anche gli adulti.
Il testo si distingue da certa banale letteratura per l’infanzia che spesso viene riproposta da una facile editoria esclusivamente commerciale. È scritto bene, è curata la grafica, sono simpatiche le illustrazioni con una copertina attraente; tutti aspetti che qualificano il livello editoriale del racconto e ne raccomandano la lettura per una piacevole ed intelligente convivialità di tutta la famiglia.
Dai 9 anni in su.
(Commento di Pier Luigi Coda)
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Racconti dal Sottobosco
giovedì 10 dicembre 2009
Raccontino numero quattro.
Christmas Fireworks.
La scritta troneggiava sullo scaffale. Non ci avevo mai pensato. Avevo sempre associato i fuochi artificiali al capodanno, ma che facessero festa era indubbio. Perchè no? La partecipazione culinaria era esclusa, (non sapevo cuocere nemmeno un misero uovo al tegame), perchè non contribuire alla riuscita della festa con una coreografia spettacolare, certamente meno banale del solito panettone, ancorché senza canditi né uvetta?
Riempii dunque il mio cestino rosso di fontane e girandole, rigorosamente White, e mi diressi alle casse soddisfatto.
Una volta a casa mi resi conto che la mia predisposizione per le lingue era lacunosa: il coreano non lo capivo!
Un po’ con l’aiuto delle immagini, un po’ attraverso la ricerca in rete, riuscii a piazzarli ad una ragionevole distanza da casa, nella speranza che sarebbero partiti allo scoccare della mezzanotte e avrebbero illuminato a giorno il grande prato che separava la mia abitazione da quella di mio fratello.
“Allora, cosa ci hai portato quest’anno, zio Ugo?”, trillarono i miei tre nipotini quando mi videro entrare.
Per anni, e per la loro gioia, avevo fatto man bassa da Marks & Spensers riempiendoli degli articoli più sciocchi, ma conquistando, pacchetto dopo pacchetto, la loro eterna gratitudine natalizia. “Vi toccherà portare pazienza, ragazzi. Quest’anno il regalo si aprirà da solo!”
Al loro OHHH di sorpresa ed incontenibile curiosità fece eco il solito rimbrotto di mio fratello”Ugo, non crescerai mai!” e lo sguardo bieco di mia cognata, che aveva trovato un ennesimo motivo per biasimarmi.
Tuttavia, la serata filò liscia, addirittura quasi allegramente. Il cibo era perfetto, la presentazione squisita, il vino di ottima annata: un quadro perfettamente borghese.
L’ora X si avvicinava e cominciavo a sentire un po’ di prurito sulle piante dei piedi. Mi alzai e non potei fare a meno di controllare la situazione dalla finestrella che dava sul giardino.
Chiamai i bimbi a raccolta. Lo spettacolo stava per iniziare. “Ecco il vostro regalo!”
Il prato si illuminò a giorno mentre fuochi straordinari auguravano un natale sfolgorante. Non riuscii a trattenerli all’interno, e ben presto si precipitarono all’aperto, solo per vedere un lembo di pelliccia annerita che scendeva come una spirale impazzita dal cielo stellato, unita ad un lezzo nauseante di carne arrostita…
Tutt'intorno rombava il silenzio, mentre la cima dell'abete si pavoneggiava dentro il suo berretto rosso...
La scritta troneggiava sullo scaffale. Non ci avevo mai pensato. Avevo sempre associato i fuochi artificiali al capodanno, ma che facessero festa era indubbio. Perchè no? La partecipazione culinaria era esclusa, (non sapevo cuocere nemmeno un misero uovo al tegame), perchè non contribuire alla riuscita della festa con una coreografia spettacolare, certamente meno banale del solito panettone, ancorché senza canditi né uvetta?
Riempii dunque il mio cestino rosso di fontane e girandole, rigorosamente White, e mi diressi alle casse soddisfatto.
Una volta a casa mi resi conto che la mia predisposizione per le lingue era lacunosa: il coreano non lo capivo!
Un po’ con l’aiuto delle immagini, un po’ attraverso la ricerca in rete, riuscii a piazzarli ad una ragionevole distanza da casa, nella speranza che sarebbero partiti allo scoccare della mezzanotte e avrebbero illuminato a giorno il grande prato che separava la mia abitazione da quella di mio fratello.
“Allora, cosa ci hai portato quest’anno, zio Ugo?”, trillarono i miei tre nipotini quando mi videro entrare.
Per anni, e per la loro gioia, avevo fatto man bassa da Marks & Spensers riempiendoli degli articoli più sciocchi, ma conquistando, pacchetto dopo pacchetto, la loro eterna gratitudine natalizia. “Vi toccherà portare pazienza, ragazzi. Quest’anno il regalo si aprirà da solo!”
Al loro OHHH di sorpresa ed incontenibile curiosità fece eco il solito rimbrotto di mio fratello”Ugo, non crescerai mai!” e lo sguardo bieco di mia cognata, che aveva trovato un ennesimo motivo per biasimarmi.
Tuttavia, la serata filò liscia, addirittura quasi allegramente. Il cibo era perfetto, la presentazione squisita, il vino di ottima annata: un quadro perfettamente borghese.
L’ora X si avvicinava e cominciavo a sentire un po’ di prurito sulle piante dei piedi. Mi alzai e non potei fare a meno di controllare la situazione dalla finestrella che dava sul giardino.
Chiamai i bimbi a raccolta. Lo spettacolo stava per iniziare. “Ecco il vostro regalo!”
Il prato si illuminò a giorno mentre fuochi straordinari auguravano un natale sfolgorante. Non riuscii a trattenerli all’interno, e ben presto si precipitarono all’aperto, solo per vedere un lembo di pelliccia annerita che scendeva come una spirale impazzita dal cielo stellato, unita ad un lezzo nauseante di carne arrostita…
Tutt'intorno rombava il silenzio, mentre la cima dell'abete si pavoneggiava dentro il suo berretto rosso...
mercoledì 9 dicembre 2009
Raccontino numero tre.
Scendo il camino, prima questo e poi quello del vicino. Lo scendo e pretendo che non ci sia nessuno. La sorpresa, altrimenti, andrebbe a farsi benedire. Stringe il condotto, s’impiglia il cappotto e la barba scurisce, diventa a strisce. Che orrida previsione che sembro in prigione! Ma è mezzanotte, non posso tardare, non posso cincischiare e rovinarmi la festa in questa notte speciale. Il fuoco l’han spento, e meno male, c’è sempre il rischio di doversi scottare o peggio bruciare. Però i bambini che mi stanno a guardare, beh, questo di certo non me lo potevo aspettare. Mi saltano addosso, mi mordono l’osso, mi sento mancare per via del latte e biscotti che devo ingurgitare. Ma no piccole pesti, cos’avete capito! Andate via, tu mollami il dito. Non sono quel tale che arriva a Natale, né peggio né meglio, basta gridare! E mamma e papà, no, non lasciateli entrare! E dire che avevo già l’acquolina in bocca, avevo bell’e pronta la filastrocca: evviva il Natale, evviva me che scendo e tra poco sarò come un re. Invece mi tocca un’altra bicocca, che la chiamano cella, che non è proprio bella come la slitta e soprattutto e purtroppo non vola da sola.
renzo brollo
renzo brollo
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